Non è colpa tua

Oggi è Sant’Agostino. 28 agosto.


Ieri sera abbiamo visto un film: “Will Hunting – Genio ribelle”. L’insistenza con la quale viene ripetuta la frase “non è colpa tua” di fronte a una storia di abusi e maltrattamenti, ci dà una chiave di lettura interessante che si collega al santo di oggi.

Durante il film mi hai posto questa domanda: “ma perché dobbiamo rovinare sempre tutto?”, e stamattina sono ancora qui a rifletterci. Sant’Agostino ci dà la risposta: “e io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create”. Abbiamo paura e la paura ci blocca di fronte alla grandezza della vita e ci fa scappare alla ricerca delle cosebelledatecreate.

Quanto è vero che quando non si è sereni però non ci si gode nulla, nemmeno le cose oggettivamente belle. Quanto è vero che tante cose sono state create o inventate per il bene comune, per nobili scopi o per aiutare l’umanità, ma è altrettanto vero che dipende tutto da chi ne usufruisce.

Le cose belle da te create

Ci succede così, incontriamo molte cose belle sul nostro cammino di vita, ma dentro come stiamo? Sant’Agostino se lo chiedeva spesso, una mente pensante alla ricerca della felicità interiore. Per questo trovo sia un santo vicinissimo al nostro tempo e lungimirante rispetto al suo. Noi lo pensiamo lì con quella lunga barba e la faccia da saggio, ma dobbiamo pensarlo diversamente, dobbiamo guardare oltre l’appellativo “dottore della Chiesa”, così altisonante.

Per descriverlo mi viene in mente “colui che cercava l’unità”. Diviso fin dalla nascita tra padre pagano e madre cristiana, cercherà tutta la vita quell’unità che apparentemente gli era stata negata. Continuava a inciampare sulle cose belle non godendosele, ma maltrattandole.

Perché siamo fatti un po’ così noi, forse tutti ci portiamo dentro le colpe di qualcun altro, tutti abbiamo i lividi di qualche ferita tramandata o inflittaci dalla nostra storia. Per questo, come da contrasto, pensiamo di essere condannati a farci del male. E sempre per questo, forse inconsciamente, pensiamo che ce lo meritiamo un po’ e che “forse deve andare così”.

Portiamo dei pesi enormi, ma ci sta bene: nessuno merita di aiutarci a portarli. Viviamo sulla difensiva, ogni singolo giorno. Non ci buttiamo veramente in niente, non crediamo in nulla e ci avventiamo anche noi sulle cose belle per sentire un po’ meno questo peso e alleggerirlo.

Qualcuno per scoprire chi vogliamo essere

Che cosa c’è dentro di noi? Ce lo siamo mai chiesti? Non c’è la libertà. Immaginate quanto sarebbe bello se – per davvero e non solo in un film – qualcuno ci dicesse “non è colpa tua” ripetuto tante volte senza giri di parole dritto al nostro cuore. C’è Qualcuno che questo l’ha già fatto per ognuno di noi. Ci ha guardati negli occhi e ha visto la sofferenza che silenziosa si posa sul fondo del nostro sguardo. Legge il nostro cuore e vorrebbe tanto portarne un po’ il peso che lo affligge. Conosce e sa che ci meritiamo sempre di meglio, che valiamo più di quanto possiamo solo immaginare. Ci viene a liberare, ci viene ad abbracciare, proprio come nel film.

Tutto allora si ridimensiona e assume un sapore diverso: se un genitore non ti ha amato abbastanza, te puoi però amare di più.

Se hai visto i tuoi genitori dividersi non sei chiamato a fare la stessa cosa, non sei obbligato a rivivere la stessa storia. Te hai la tua, personalissima storia, che non può colorarsi sempre della stessa vecchia sfumatura.

Se hai subito un tradimento non è perché non vali abbastanza e i giorni della tua vita non sono fatti per ripensare, rivangare e vivere di rancore e odio.

Se qualcuno ti ha maltrattato non è perché la vita non ha riservato nessuna gioia per te e non è perché questo è quello che ti meriti.

Scegli oggi chi vuoi essere: una persona remissiva che paga il tributo ogni giorno alle sue sofferenze o una persona che sceglie di ricercare la felicità e di vivere diversamente le cosebelledatecreate.

Se è vero che abbiamo subito è vero anche che possiamo agire. Possiamo scegliere di essere persone libere che ogni giorno hanno la possibilità di diventare nuove.

Appelliamoci a quell’abbraccio

Lasciamoci abbracciare anche noi (da Robin Williams o da chi per lui…Dio per esempio ha sempre le braccia aperte verso di noi, sta a noi cercarlo negli altri) e il peso non scomparirà, ci sarà, ma saremo liberi di mettercelo sulle spalle e scrivere qualcosa di nuovo.

Sono così rotti tutti gli schemi mentali che, in fondo in fondo, ci fanno comodo. “Sono così perché non sono stato amato”, “sono così perché mi hanno maltrattato e io ora so fare solo questo nella mia vita”, “sono così perché ho avuto brutti esempi durante la mia crescita”.

Tutto vero, ma non è colpa tua se la vita è quella che è, ed è imprevedibile, ma nella sua imprevedibilità chissà che il domani non ci riservi qualcosa di nuovo? Non saremo mai capaci di vederlo se siamo troppo occupati a solcare il segno delle nostre cicatrici. Nessuno di noi è condannato per sempre, a meno che non lo voglia. Le cose succedono, la vita non ci appartiene, ma una cosa è nostra: abbiamo il diritto di appellarci a quell’abbraccio, sempre.

“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato.
Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. […]
Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.”

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