Ventiquattro frammenti

Il minestrone bolle in pentola e la casa profuma di quell’inconfondibile aroma autunno-invernale che solo la carota, il sedano e i fagioli sanno sprigionare.

Nel frattempo io scrivo, te scalci in continuazione nella pancia come ad approvare o disapprovare le mie parole e il papà sta dormendo – lo sveglierò per cena visto che più tardi avrà il turno di notte.

In questi ultimi giorni le vetrine di Instagram e di qualsiasi negozio sono colme di idee per creare un originale Calendario dell’Avvento, con i suoi ventiquattro frammenti di tempo che ci dividono dal Natale. Io sono corsa alla Lidl per accaparrarmi un bellissimo calendario in stoffa! Sogno già di riutilizzarlo ogni anno con uno Spirito sempre nuovo in noi.

Ho deciso poi di andare a ripescare le origini di questa usanza e di scovare se oltre ai cioccolatini c’è di più.

Dal Nord Europa

Da dove nasce il Calendario dell’Avvento? Questa tradizione affonda le sue radici nei paesi del Nord Europa. La storia narra che un bambino tedesco, impaziente di arrivare al Natale, ogni giorno chiedesse alla mamma quanti giorni mancassero.

Così la mamma ingegnosa decise di cucinare deliziosi biscotti speziati e dividerli in 24 sacchetti, in modo che per il bambino fosse più semplice afferrare lo scorrere del tempo e imparare la pazienza dell’attesa. Agli inizi del Novecento fu lui stesso a mettere in commercio il primo Calendario dell’Avvento.

E oggi siamo qui, grandi e piccoli, a ripetere la stessa usanza. Forse perché regalarci un cioccolatino al giorno è un buon modo per aspettare il Natale. O forse per qualche altra ragione?

Tutti in attesa

Esattamente, che cosa aspettiamo? Proviamo a fare una riflessione al di là della storia, della fede, del consumismo… al di là dell’uomo.

Solitamente l’uomo medio rischia di aspettarsi o troppo o niente dalla vita. Due sono le categorie più diffuse: chi tiene così alta l’asticella delle aspettative da ritovarsi come unico bagaglio un senso di maniacale perfezionismo; chi invece non si aspetta nulla perché non crede in se stesso e nel potenziale di una vita tutt’altro che banale. Per paura? Pigrizia?

L’Avvento in un modo o in un altro ci viene ad attivare. Come uno schiaffio in faccia o una secchiata di acqua fredda. Non ci ricorda solo che l’albero e il presepe aspettano che qualcuno vada a prenderli in cantina (capito, marito?), ma anche che siamo vivi.

Vivi e in attesa. Non sono solo il pancione o il mal di schiena a definire una persona “in attesa”. Sì, nel linguaggio comune è un modo elegante per dire “incinta”, ma sono simboli, segni di un Attesa più universale.

Ridimensioniamo le nostre aspettative e scopriremo che la realtà ha molto di più da offrirci, forse anche qualcosa di diverso (se non tutto) dalle nostre creazioni mentali. Troviamo il punto di equilibrio in cui le nostre priorità sono definite e incontriamoci con quel Qualcuno che soffia per condurci in una direzione: il senso della nostra Vita.

Ieri non c’ero, oggi esisto. Più o meno il concepimento è questo. E non si tratta della creazione di un grumo di cellule in più su questa terra, bensì di una Vita con il suo Senso. Credo che come aspettativa quella di vivere sia già un bel passo per cui ringraziare almeno tutti e ventiquattro i giorni del Calendario.

Seguiamo il ritmo

Una casellina al giorno dà ritmo alle nostre attività. Noi che ci poniamo sempre obiettivi lungimiranti che arrivino almeno ai prossimi dieci anni, ma poi nella concretezza delle nostre scelte non concludiamo nulla.

Pensiamo alla casa più grande, a quando avremo più soldi, a quando deciderò se e come fare un altro figlio, a come organizzare le prossime vacanze e ci perdiamo quel giorno presente, quell’attimo – il momento presente.

Una casellina al giorno ci aiuta a seguire il ritmo dell’andamento della nostra vita, ci consola e ci fa tornare bambini nell’accezione più bella: semplici protagonisti di ogni attimo della giornata. Coccolati dalla solita storia della buonanotte e dal ritorno del papà a casa dal lavoro, loro sì che si godono ogni istante.

Anche noi abbiamo bisogno di ritmi cadenzati, di routine, di baci ogni giorno e “buonanotte” ogni sera. L’abitudine che tanto ci spaventa è lo scrigno che contiene la possibilità di affidarci al momento presente.

Abbiamo ventiquattro giorni di esercizio che possono rivelarsi un sano esercizio di vita.

Io all’interno di ogni sacchetto metterò il nostro cioccolato preferito e anche un’intenzione diversa per ogni giorno che ci avvicina al Natale.

“Dedicati un po’ di tempo per quel libro che non ti concedi mai”.

“Cerca di guardarti allo specchio e andarti bene così come sei”.

“Leggi un Vangelo che possa illuminare la giornata presente”.

“Prova a guardare in fondo agli occhi di chi ti è accanto, è felice?”.

“Una merenda speciale per passare del tempo insieme”.

Sono spunti, frammenti di tempo e doni preziosi che possiamo fare e farci. Chiediamoci che cosa contiene il nostro cuore e nero su bianco appariranno almeno ventiquattro intenzioni. E ricordiamoci i cioccolatini, che non guastano mai.

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