In pausa

Sarò sincera: iniziare un articolo è sempre difficile. Superato questo scoglio le parole scorrono velocemente, ma per quanto mi riguarda è possibile che resti alcune ore – intervallate da cambi di pannolino e lavatrici – a fissare la pagina bianca.

Dire la propria su questo periodo strano in cui ognuno di noi fa la sua parte per combattere il coronavirus è difficile. E questo complica la scrittura che così diventa serva umile di una realtà decisamente labile. Non ve lo so spiegare, ma lamentarmi delle passeggiate negate o delle visite ai parenti mi sembra un’offesa a chi ha lasciato questo mondo senza nessuno accanto o verso chi oramai avrà perso il conto delle ore di lavoro straordinario in ospedale. Non riesco a trovare le parole.

Però è anche vero che a me manca il sole sulla pelle e la mia capatina settimanale a sbirciare le novità della Lidl. Si fa per ridere, ma è così. Ognuno di noi sta facendo dei sacrifici e va bene così, non conta la portata.

Forse cerco di pensare alla Lidl e al sole perché la profondità dello stare con se stessi a volte è un carico pesante da portare. In questa realtà così strettamente connessa con la paura avanza tra i nostri pensieri e sui nostri corpi una parola che ci spaventa e che poche volte pronunciamo: morte. Oggi questa parola a noi così avversa striscia tra i guanti che ci infiliamo ogni giorno e sui corrimano dei supermercati.

Nessuno di noi si sente molto al sicuro – persi di fronte all’insicurezza di un tempo che nonostante tutto ci viene donato e che ci richiede di vivere, di scegliere, ora. È possibile forse mettere in pausa la nostra vita?

Questo virus ha interrotto le nostre attività, ci sentiamo privati della libertà di scegliere e di fare. Ma qual è la parte che non ci viene tolta nonostante le condizioni esterne?

Non andare al lavoro o essere bloccati in casa significa forse non vivere?

O è proprio quando il vivere è così strettamente legato al morire che ci viene richiesta una forza di volontà di vivere maggiore?

Abbandonarsi alla notte

Una certezza c’è: questo virus ha messo in luce che la vita è sempre legata alla morte, che ci piaccia o no. Certo, la malattia enfatizza questo concetto, ma era valido anche prima, è valido sempre.

Sembra non c’entrare nulla, ma le parole sotto la punta delle mie dita mi portano al momento della notte. La notte da quando è nata Chiara è sicuramente diversa. Non solo per i risvegli, non per la capacità prontamente acquisita di riaddormentarmi come un sasso appena tocco il letto, ma perché fa paura. Sto imparando a conviverci, ma all’inizio era più il tempo che passavo a farmi domande che quello in cui potevo riposare. Avere tra le mani quel corpicino rendeva piccola anche me. Meno male che ha rimediato subito con una bella quantità di grasso, così mi sento meno impotente.

La seconda nottata in ospedale l’ho passata da sola, o meglio: io, Chiara, la mia vicina di camera e la sua bambina. I dolori erano molto forti e le manovre per riuscire a prendere in braccio Chiara e allattarla erano molto difficoltose. Mi sono sentita impotente e investita di una responsabilità inimmaginabile.

Ho pensato che mi aveva trovata impreparata. Non ero pronta né alla portata della sua bellezza, né alla spaventosa e meravigliosa responsabilità.

Da quel momento non sono riuscita ad abbandonarmi alla notte, al sonno.

Poi ha fatto irruzione nelle nostre vite un fastidioso e minuscolo impedimento sociale. Quello che noi chiamiamo coronavirus mi ha fatto fare sogni tranquilli, obbligandomi ad abbandonarmi a qualcosa che si frappone quotidianamente tra me e ciò che penso sia doveroso o necessario portare a termine, organizzare o svolgere.

Al posto del terrore di non essere in grado di “gestire” i bisogni di Chiara, si è fatta avanti dentro di me una gratitudine inesauribile per la Vita.

Finalmente, anche di notte ho deciso di guardarti, di osservarti invece che perdere tempo al cellulare o fissare mentalmente le mie paure notturne. In questo momento che ci mette con le spalle al muro e pretende da noi di consegnargli la libertà di scelta, si può scegliere di vivere a pieno.

Oggi il tempo che passo con te la notte è colmo di contemplazione e si scarica di ansia quasi automaticamente.

Non possiamo mettere in pausa la nostra vita, perché vivere è scegliere di cogliere l’oggi e di renderlo degno di tutta la nostra presenza. Possono interrompersi le nostre attività, potranno impedirci di vederci, ma di amare avremo sempre la possibilità. E questa occasione si pone di fronte a noi oggi e non quando sarà finita la pandemia o avranno trovato un vaccino.

È difficile dire la propria su questo periodo così strano. Stiamo solo attenti a non perdere la vita mentre cerchiamo le parole.

Comincia la discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *