Come faccio a sapere che è quello giusto?

Mi è stata posta questa domanda. Da subito mi è sembrata una domanda molto seria, per la quale sono stata interpellata io. Sì, devo trovare io la risposta. Una persona si aspetta qualcosa da me e non mi sento all’altezza. Allora per prima cosa mi lascio ispirare da Chi sempre per primo ispira ogni mia azione o parola e poi ne parlo con lui, il marito.

Parlare con lui è buffissimo. Penserete “che razza di aggettivo ha usato?”, è proprio questo l’aggettivo che ho scelto. Io sono molto prolissa. Ritengo però di non essere una sorgente di parole a vanvera, o una di quelle persone che ti vomita addosso tutto ciò che le riempie la testa mentre ci parli; semplicemente uso molte parole e per capire per prima me stessa ho bisogno di parlare, analizzare, sviscerare e dire in più modi la stessa cosa. Ecco, ora pensate alla cosa più lontana da questo modo di essere: quella è mio marito. Il risultato è che ai miei occhi siamo un po’ buffi, amorevolmente buffi.

All’inizio, nella mia scaletta gerarchica mentale, non davo molto valore alle persone che scelgono di proferire poche e semplici parole. Questa selettività non la capivo. Ne ero attratta, ma anche un po’ infastidita.

Oggi posso dire che ho imparato con mio marito il valore del silenzio. Il valore delle poche parole buone – e credo che anche lui abbia imparato qualcosa da tutto quel mio parlare. Quindi va bene così, non c’è giusto o sbagliato. Chiamatela complementarietà.

Se ripenso all’inizio di tutto, di noi due, c’è stata l’intuizione di sapere di essere diversi, lontani. Di camminare con andature diverse, ma di provare il desiderio di tenerci mano per mano e guardare verso lo stesso orizzonte, aspettandosi, pazientando, sospirando, insieme però, non come due universi paralleli.

“Non c’è una risposta valida per tutti”, questa è stata la sentenza del marito di fronte alla mia richiesta d’aiuto. Lo dovevo rendere partecipe, almeno per dividere la responsabilità delle parole che seguono.

Niente di più vero. Ogni coppia è una creazione a sé, non esistono validità scientifiche o incontrovertibili che ti dicano “sì, è lui per te!”. So che sarebbe più facile, ma molto più noioso. Per questo sto sempre molto attenta a dare consigli basati sulla mia storia, perché io per prima ho sofferto pendendo dalle labbra di chi proferiva minacciosi giudizi sulla mia vita, dalle parole di chi sicuro e con tono perentorio intralciava il mio cuore che voleva essere libero di discernere con limpidezza. Nessuno lo fa con cattiveria, ma capita di assolutizzare la propria esperienza e non è quello il modo più sicuro di entrare nella vita degli altri. C’è bisogno di delicatezza, ascolto, umiltà e mansuetudine.

Quindi, a te che mi hai fatto questa domanda, dico innanzitutto di stare attenta alle soluzioni standard e a chi ostenta la propria storia come perfetta e per forza “corretta”.

Altra cosa è la condivisione gentile delle esperienze. Come sapete credo nello scambio di idee, di vite, di pensieri. E quello che segue è ciò che esce dal più profondo del mio cuore per rispondere a te, la cui vita non conosco.

Quello giusto ti rende migliore. Dopo averti mostrato la versione peggiore di te, dopo aver tirato fuori insieme a te il peggio, sa renderti migliore. Fa sì che specchiandoti in quella storia che Dio ha pensato per voi tu riscopra un volto nuovo, pulito, bello, sincero.

Non ho omesso la parte peggiore. Infatti credo sia impossibile trovare quello giusto senza venire a contatto con chi realmente sei te. E quando si trova quello giusto, chi subito, chi dopo anni, chi appena prima del matrimonio, o chi solo dopo molto tempo da quel “sì”, è impossibile non scoprirsi. Il primo grande miracolo che ti si paleserà davanti è che quella versione di te che diligentemente ti sei raccontata per anni piano piano si sgretolerà. Vale tanto per le donne, quanto per gli uomini.

Ho visto mio marito apparirmi in un modo, ritrovarsi a essere in un altro. Prima peggiore, poi sempre migliore. Ogni giorno di più.

Se hai il coraggio di scoprire chi sei e di accettare chi la vita ti ha donato allora è un buon punto di partenza per capire se sei di fronte a quello giusto.

Dio fa poi un secondo miracolo: ti fa intravedere il potenziale che Lui ha posto dentro quella persona. Non chiedermi come, non te lo so dire. So dirti solo che io ho visto in Tommaso qualcosa che nessuno aveva visto e lui ha saputo vedere in me quel qualcosa che era sconosciuto persino a me stessa. E considera che con me è difficile, dato che sono la numero uno in introspezione (chiamiamole pure pippe mentali). Ma è accaduto. E accade ogni giorno che scegliamo di amarci.

Quando intravedi quel potenziale, hai visto come Dio aveva pensato quella persona in principio. Con quali sfumature aveva deciso di arricchirla. Poi se si è perso, è inciampato o ha camuffato quella forza vitale è un altro conto. Ma vedrai che ai tuoi occhi sarà chiaro. E se è quello giusta, vi colorerete insieme di tutti i toni più belli.

P.S.: in foto trovate due fidanzati, felici di aver scoperto chi sono, di sapersi guardare dentro senza paura e di volersi sposare.

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