Di padre in figlio – con quale spirito guardare la serie “This is us”

Da quando sono sposata ho cominciato a guardare le serie tv.

Avevo tanti preconcetti a riguardo. Infatti mentre all’università tutti erano fissati con una o più serie io continuavo a guardare solo Grey’s Anatomy. Pensavo non ne avrei trovate altre interessanti quanto quella – e qui sono sicura che molti dissentirebbero – o che comunque sarebbe stato meglio vedere un film per intero invece che dover aspettare la puntata successiva magari con il magone e l’ansia.

Invece mi sbagliavo. Guardare una serie tv credo sia come leggere un capitolo alla volta, gustandosi il libro a poco a poco. In fondo è proprio così quando ti prende una serie.

Io e Tommaso ci siamo imbattuti in un “libro” che ci ha rapiti. Ci sta piacendo molto e per questo ve ne parlo ancor prima di aver finito la serie.

Perché ci sono degli spunti di riflessione che ho paura scivolino via. Una volta catturati li devo mettere nero su bianco e allora eccomi qui.

“Le colpe dei padri ricadono sui figli”

Ne avevo sentito parlare sui social e una sera che non sapevamo quale film vedere ci siamo buttati su questa serie anche se decisamente scettici. Non so perché ma non ci ispirava molto. Ci siamo detti “guardiamone solo una puntata così capiamo subito se ne vale la pena e non perdiamo troppo tempo”.

Beh, siamo ancora lì incollati a sgrovigliare le vicende dei personaggi, oramai diventate un po’ anche nostre.

Non starò qui a parlarvi della trama, – vedrete scritti solo alcuni nomi come riferimento – ma voglio lasciarvi un assaggio di quello che ho intuito io.

“Le colpe dei padri ricadono sui figli”.

Mi è venuta in mente questa frase tratta dalla Bibbia più volte guardando questa serie.

A monte di tutto c’è una coppia felice, una famiglia umile, ma piena d’amore. Una di quelle che ti fa venire voglia di sposarti e avere un bel po’ di figli.  

Il piano temporale su cui è narrata la vicenda di questa famiglia, che poi si intreccia con altre persone, è accattivante: passato, presente e futuro si miscelano in un gioco di anticipazioni e flashback. Impossibile non restarne rapiti.

Il perno di tutte le storie narrate è il padre, Jack, attorno al quale sono avvitate saldamente tutte le vicende dei figli, Randall, Kevin e Kate. Croce e delizia. Una figura granitica, di grande fascino e carisma, ma i lati oscuri del suo cuore portano strascichi pesanti nelle anime a cui ha dato vita insieme a Rebecca, la moglie.

Gravi colpe attanagliano il suo cuore, quel genere di colpe di cui non siamo direttamente responsabili, ma che ci portiamo addosso come pesanti fardelli.

Questa frase della Bibbia mi aiuta a leggere una profonda verità all’interno della serie e di riflesso nella mia vita: le colpe, le ferite non sanate, procedono silenziose e minacciose di generazione in generazione.

Mi ha colpito un tema così profondamente inedito e spesso lasciato da parte. Il rapporto con i genitori viene solitamente osservato attraverso altre lenti. Ovviamente nelle serie, come nella storia di tutta l’umanità, di frequente è presente il rapporto genitori – figli. Giudizi, relazioni amichevoli, disistima, idillio. Ci sono tutti questi temi.

Ma non mi era ancora capitato di approfondire a livello psicologico e anche spirituale (a suo modo la serie lascia intravedere una sorta di dialogo con la nostra parte spirituale) l’intreccio inconsapevole tra le ferite passate e le loro ripercussioni sul presente. Lascia sbigottiti quanto queste ultime possano decidere anche sul nostro futuro, oltre che influenzare il nostro qui e ora.

Legami da sciogliere

A questo punto la mia riflessione sarà questa: come possiamo sciogliere questi legami quasi mortali?

La risposta non mi è molto chiara. Non si tratta di matematica, – e, per quanto mi riguarda, anche se fosse stata logica a me comunque sarebbe rimasta oscura! – proprio per questo non c’è una risposta valida per tutti.

C’è chi ha bisogno di entrare nella profonda sofferenza per fare poi pace col passato. Chi trova un modo di vivere moralistico che sfiora il maniacale, sotterrando eventi che poi ritornano a galla attraverso attacchi di panico o ansia quando meno lo si aspetta. Chi ha bisogno di scontrarsi concretamente con i genitori per perdonare ciò che grava sul proprio cuore. Chi trova sostegno in un percorso psicologico di crescita personale. Chi trova in Dio un nuovo padre da cui ricominciare per coltivare quella misericordia necessaria per perdonare i fallimenti che stanno alle nostre spalle.

Quanto tempo ci vuole? Avrei preferito dirvi che con un paio di sedute dalla psicologo o con qualche rosario alla settimana fosse facile osservare certe ferite con sguardo amorevole e serenamente distaccato.

Ma quello che ho capito, anche con l’aiuto di questa serie, è che la vita è un percorso tutto volto alla risoluzione di quello che si trova a monte della nostra storia. Della nostra venuta sulla terra.

La vita stessa che abbiamo contiene cadute, fallimenti, risalite, gioie e dolori, che rappresentano dei segnali: come a dire “ok, ci sei”, “no, torna indietro e farai meglio”. Questi segnali ci aiutano a individuare quali tipi di sofferenze ci portiamo dentro con la nostra stessa nascita. Con il nostro patrimonio genetico e spirituale.

Quello che viviamo è quindi una conseguenza della nostra storia o la nostra storia ci serve per capire quello che viviamo?

Non so nemmeno se la domanda sia chiara. Ma è un gioco mentale che dovete affrontare se guarderete questa serie.

La serie delle seconde possibilità

Io la chiamo anche “la serie delle seconde possibilità”. Vanno individuate e colte. Vanno benedette e vissute a pieno.

Così la nostra vita risorge e con essa a scrivere nuove righe della storia subentrano esperienze e sentimenti innovativi. Risorti, appunto.

Il messaggio non è quello di cancellare il passato. Sono evidenti le cantonate che alcuni personaggi prendono tentando di resettare la propria storia. Nemmeno quello di vivere una vita a testa bassa su ciò che ci fa soffrire con la comoda maschera della vittima.

Il messaggio è quello di prendere in mano ciò che abbiamo e farne qualcosa di meravigliosamente nostro.  

Non esiste limone troppo aspro da non poterci fare qualcosa di vagamente simile a una limonata.

– This is us

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