Lode a te senza figli

Questo titolo potrebbe incuriosire, ma anche lasciare perplessi.

Ci ho pensato molto. Avevo ben chiaro che cosa avrei scritto in questo articolo, al contrario ho passato molto tempo a pensare a quale titolo scegliere.

Quest’estate ho potuto riflettere molto sulla mia maternità. Mi sono presa anche una pausa dalla scrittura. Ho letto, pregato, pensato, riflettuto, implorato, pianto e gioito. Un tempo per me stessa e per le mie emozioni. Un tempo per guardare negli occhi chi ho accanto senza per forza sentire il desiderio di catturarne le parole da lasciare poi impresse qui.

Ah, dimenticavo. Ho anche litigato in questo tempo. Ho passato più tempo con le mie radici e ho potuto confrontarmi con lati di me che non vivo quotidianamente, non più. Curandomi di aspetti ultimamente un po’ tralasciati. La me figlia, la me sorella, la me amica.

Mi sono trovata trasformata. Sono emerse vecchie paure, nel corpo e nell’anima di una persona nuova. La me mamma.

Verissimo. Sono una mamma giovane e mi piace l’intraprendenza di fare cose con Chiara – e con il mio pancione attuale. Mi piace non viverle come un impedimento. Mi piace che mi motivino ogni giorno. Ma mi sono concessa la libertà di osservare quanto fosse diversa la me mamma rispetto a prima. Un prima che ho difficoltà a mettere a fuoco, che guardo con emozione e commozione, non con nostalgia, ma con un pizzico di spensieratezza.

Non è facile immaginare prima di diventare genitore quanto quel riposino ritardato, quella cacca non fatta o quel bagnetto serale mancato possano influire su tutto il resto. Non è facile pensare che ti sembrerà di vivere sempre anticipando un bisogno o un disturbo che puntualmente si presenterà in una data occasione. E non è facile riprendere i propri ritmi, i propri spazi, quando lo spazio della tua mente sembra essersi ristretto.

Oggi leggevo che il cervello della mamma si assottiglia nel vero senso della parola. Ma veniva sottolineato e specificato quanto questo non significhi meno intelligenza, ma al contrario più organizzazione. Pochi elementi ben distribuiti e potenziati al massimo. Io mi sento esattamente così.

So che ci sono tre o quattro cose nella giornata di mia figlia che devono andare lisce e portarle a compimento mi appaga. Ma so anche che lei stessa mi ha insegnato l’imprevisto. Motivo per il quale ora sto scrivendo con tutta calma, visto che il suo riposino non ha seguito gli orari “standard” ed è più prolungato del solito.

Anche questo modo di parlare mi sembrava assurdo, prima di avere figli. “Che ansia!” – pensavo. Oggi mi sembra normale. E qual è il momento in cui chiudo il discorso dicendo “sì, ma vuoi mettere che gioia, che amore, che meraviglia”? Non ci sarà. Non in questo articolo, perché questo vuole essere uno spazio di elogio vero e proprio alle amiche, alle sorelle che il cammino mi ha messo accanto. E perché no? Anche a una maternità vera, reale, concreta. Oggi, dopo due anni di gravidanze e figlie, posso guardarmi indietro e farlo con sincerità.

Io credo che la divisione “con” o “senza figli”, sia principalmente nella nostra testa. Sta tutto nel domandarci a quale tipo di Amore siamo chiamati in quel momento della nostra vita. Si può avere grande empatia verso il prossimo anche senza un figlio da tenere in braccio. Si può arrivare a comprendere e amare situazioni a noi estranee solo per un Bene che sovrasta tutto. Ci si può modellare a nuove abitudini anche senza capirle razionalmente. E questo è quello che sperimento io grazie a chi non mi guarda con giudizio se impazzisco al decimo “mamma”.

E grazie per questo.

Lode a te, amica e sorella senza figli che ti presenti con un pasto pronto o che non ti imbarazzi a sapere che se mi inviti a mangiare da te con annessa prole dovrai tirar fuori qualche potente smacchiatore;

lode a te che mi aiuti ad alleggerire la testa raccontandomi qualche gossip di bassa categoria, non sai quanto bene mi fa quella risata;

lode a te che mi comprendi e mi perdoni più di quanto sappia fare io con me stessa;

lode a te che non ti aspetti orari fissi o normali – che acconsenti a mangiare alle 11.30 così da poterci godere una chiacchierata in libertà;

lode a te che forse troppo spesso devi sopportare monologhi su cacche, toxoplasmosi e paturnie insensate. Ti prego, continua a lasciarmi parlare, ma fermami se è troppo, per il benessere mentale di entrambe!

lode a te che trovi piacere a passeggiare, fare shopping e qualsiasi attività che implichi dover camminare a passo di una quasi duenne fermandosi ogni tre per due. Non sai, sorella mia, quanto ho apprezzato la visita per Milano, mi hai fatta tornare turista;

lode a te che non mi guardi male se mia figlia ha bisogno di una doccia anche se mangia solo un biscotto.

e ancora lode a te perché non ti pesa concedermi un’ora da sola e, come se non bastasse, visto che sai che non mi viene facile chiederlo – maledetto orgoglio – entusiasta ti proponi di tenere Chiara;

lode a te che se mi trovi affannata o se ti rispondo con acidità accetti di confrontarti e di farmi vedere chi sono, con la speranza di potersi sempre perdonare.

Insomma, l’elenco sarebbe lungo, ma io voglio concludere dicendo ancora che è grazie a te se la mia maternità può essere vissuta come un viaggio da condividere anziché un fardello troppo gravoso sulle spalle.

Ti dirò di più, forse sei lì a sognare di avere figli, forse hai paura di non poterli avere, forse ti spaventa solo l’idea di poterli desiderare. Non ho consigli o frasi magiche in merito, ma posso dirti con certezza che quello che fai è parte dell’immenso dono della maternità che abbraccia tutte le Donne, a prescindere dal test di gravidanza.

Grazie, immensamente.

La tua amica, sorella mamma un po’ più consapevole.

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